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domenica 11 Ottobre 2026
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Turismo

Quando Firenze incontra Napoli: il capolavoro rinascimentale sotto i palazzi del centro

Sant'Anna dei Lombardi racconta il legame fra due città e conserva le tracce di artisti come Vasari e Mazzoni

🗂️Dall’archivio
File:Main altar - Sant'Anna dei Lombardi - Naples - Italy 2015.JPG
Foto di repertorio · José Luiz · CC BY-SA 4.0 · wikimedia

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Nascosta fra gli edifici di piazza Monteoliveto, Sant'Anna dei Lombardi rivela un interno straordinario che contraddice la semplicità della facciata. Questo complesso monumentale testimonia come il Rinascimento toscano si sia radiato profondamente a Napoli, grazie all'influenza della corte aragonese e alla presenza di una consistente comunità fiorentina di mercanti, artigiani e banchieri.

Le origini e il trasferimento dell’arciconfraternita

La chiesa risale al 1411 e subì ampliamenti significativi sotto Alfonso II, diventando una delle preferite dalla corte aragonese, tanto che alcuni parenti del sovrano vi trovarono sepoltura. Inizialmente intitolata Santa Maria di Monteoliveto, assunse l’attuale denominazione agli inizi dell’Ottocento, quando l’arciconfraternita dei Lombardi, trasferitasi da un edificio divenuto inagibile, vi portò anche reliquie importanti. Fra questi ricordi, il sepolcro dell’architetto Domenico Fontana, progettato dai figli Sebastiano e Giulio Cesare, ancora visibile nell’atrio gotico.

Vasari e il rinascimento della sagrestia

Nel 1544 Giorgio Vasari giunse a Napoli con una reputazione già consolidata dai suoi lavori romani. I padri Olivetani gli commissionarono la decorazione del loro refettorio, spazio che in seguito divenne sagrestia nel tardo Seicento. Consapevole delle difficoltà poste dallo stile gotico della struttura, Vasari risolse il problema mediante stucchi e, nel 1545, affreschi realizzati con la collaborazione della sua bottega, inclusi Raffaellino del Colle e Stefano Veltroni. Le volte si riempirono di grottesche raffiguranti le costellazioni tolemaiche e ottagoni con figure allegoriche dedicate all’eternità, alla fede e alla religione. Secondo la rivista, l’artista si ispirò a Michelangelo, creando «una piccola Cappella Sistina napoletana» attraverso questo intervento decorativo.

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Gli intarsi lignei e gli altri capolavori

L’ex refettorio stupisce anche per gli intarsi in legno di Fra Giovanni da Verona, monaco olivetano e miniatore che realizzò questi lavori nel 1506, sebbene collocati nella sala solo nel Seicento. Le tarsie occupano nicchie e finti armadi, mostrando paesaggi, animali e statuette con santi, grazie al sapiente uso di legni diversi che creano effetti di profondità e chiaroscuro. Prima di raggiungere questa sagrestia, il visitatore incontra il Compianto in terracotta di Guido Mazzoni (1492), con figure a grandezza naturale disposte in cerchio attorno al Cristo, trasmettendo drammaticità e realismo. Secondo il materiale, l’artista rese omaggio ai sovrani aragonesi ritraendo Alfonso II come Giuseppe di Arimatea e suo padre Ferrante come Nicodemo.

Le cappelle e il cantiere toscano

La cappella Piccolomini fu edificata per accogliere le spoglie di Maria d’Aragona, figlia di Ferdinando I. Gli scultori Antonio Rossellino e Benedetto da Maiano ricevettero l’incarico, sebbene Rossellino morisse poco dopo, con la famiglia Strozzi che completò i finanziamenti. Questa cappella racchiude un intreccio perfetto di scultura, architettura, pittura, terracotta e mosaico, con pavimento ispirato ai motivi cosmateschi. La cappella Correale, dedicata a Marino Correale legato ad Alfonso II, brilla di marmi e accoglie una pala d’altare con l’Annunciazione. La cappella Tolosa, voluta da un mercante spagnolo, riprende gli stilemi della sagrestia di San Lorenzo a Firenze ed è opera di Giuliano da Maiano.

Lo spazio sotterraneo e la storia recente

Sotto l’edificio si estende l’ipogeo, sala ellittica denominata Cripta degli Abati, dove riposano resti di monaci. Questo spazio riflette una peculiarità di Napoli, il legame fra spiritualità e consapevolezza della morte. Il monastero, soppresso nel 1799, comprendeva quattro chiostri: tre di essi ospitano oggi la caserma dei Carabinieri “Pastrengo”, mentre i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale hanno costretto a una ricostruzione della facciata.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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