Gli «sfollati minerari»: il lato oscuro della transizione energetica in Africa
La corsa a litio, cobalto, rame e terre rare ridisegna territori e rapporti di potere, e rischia di espellere intere comunità
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Per costruire un futuro a basse emissioni si rischia di sacrificare il diritto di milioni di persone a vivere sulla propria terra: è il paradosso dell'«estrattivismo verde».
Per abbandonare carbone, petrolio e gas servono enormi quantità di materie prime critiche, indispensabili per batterie, reti elettriche, pannelli solari, turbine e tecnologie digitali. La domanda cresce, e con essa la pressione sui territori in cui queste risorse si trovano, soprattutto in Africa, dove litio, cobalto, rame e terre rare ridisegnano territori e rapporti di potere.
Chi paga il costo
L’articolo di Focus on Africa si chiede chi paghi il costo materiale della decarbonizzazione e chi venga espulso dai territori necessari a estrarre le risorse che permetteranno ad altri Paesi di diventare più verdi. Gli «sfollati minerari» sono persone e comunità costrette ad abbandonare terre, case e attività economiche non per una guerra o un disastro naturale, ma perché il sottosuolo in cui vivono è diventato strategico per l’economia globale: una vecchia logica che assume un nuovo colore.
I numeri dello sfollamento
Nel 2025, per la prima volta, conflitti e violenze hanno prodotto più sfollati interni dei disastri climatici e ambientali: circa 32,3 milioni contro 29,9 milioni. Il sorpasso, avverte il testo, non rende marginale la crisi climatica, che agisce come moltiplicatore di vulnerabilità e di conflitti.
Cosa sappiamo
- Nel 2025 i conflitti hanno prodotto 32,3 milioni di sfollati interni, i disastri 29,9 milioni.
Cosa non sappiamo
- Quante persone siano sfollate per ragioni minerarie: il testo non fornisce un dato.
Cosa succede ora
Resta aperto il tema di norme per tutelare le comunità.
Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
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