Mappare il lascito di Bodini: quando l’opera scultorea dialoga con il territorio
Un progetto di ricerca trasforma la dispersione dell'arte pubblica in una geografia coerente dell'operato dell'artista varesino
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A vent'anni dalla morte di Floriano Bodini, una nuova pubblicazione ribalta il modo tradizionale di osservare la sua produzione artistica. Anziché catalogare le opere in isolamento, il volume le ricolloca nei contesti originali per cui erano state concepite, rivelando un filo conduttore tra sculture, affreschi e interventi religiosi sparsi nei comuni italiani.
Una ricerca che supera i confini del catalogo convenzionale ha guidato la realizzazione di questo progetto. Il testo, curato da Sara Bodini con Anita Membrini e Lara Treppiede, rappresenta il primo tentativo sistematico di tracciare la presenza dello scultore sul territorio nazionale attraverso uno strumento visivo e narrativo innovativo. Il lavoro ha richiesto il coinvolgimento di istituzioni museali, archivi, enti pubblici e private collection, oltre al contributo di specialisti provenienti da diverse discipline critiche.
La geografia dell’operato artistico
La struttura dell’indagine rispecchia una scelta consapevole: privilegiare la relazione tra creazione e luogo. Monumenti pubblici, ritratti di ampia scala, vetrate, affreschi e pezzi conservati nelle raccolte museali disegnano una mappa che abbraccia sia i grandi centri urbani che i contesti territoriali minori. Questa prospettiva consente di cogliere come le opere non siano entità autonome, bensì presenze che acquisiscono significato dalla loro integrazione con l’ambiente circostante, siano essi spazi architettonici, civili o religiosi.
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Uno strumento per il lettore
Il volume si avvale di apparati scientifici articolati: mappe, schede storico-artistiche e analitiche cornici introduttive guidano chi legge attraverso il territorio. I contributi di specialisti quali Silvano Colombo, Laura Marazzi, Luca Pietro Nicoletti, Valentina Raimondo e Stefano Reduzzi arricchiscono la narrazione con diversi sguardi critici. La presentazione ufficiale presso il Museo Civico dedicato all’artista nella sua città natale ha rappresentato l’occasione per introdurre pubblicamente questo nuovo approccio alla ricezione dell’opera bodiniana.
Un diverso modo di leggere l’arte
Ripensare le creazioni attraverso i loro contesti originari permette di riconoscere una dimensione cruciale della pratica di Bodini: l’attenzione al dialogo con lo spazio pubblico e il coinvolgimento della comunità. Piuttosto che isolare i manufatti, il progetto editoriale restituisce la complessità di un percorso creativo definito dall’interazione con la realtà civile e religiosa dei luoghi.