Paul Scharff, quando il disegno diventa racconto del possibile
Una mostra al Museo Civico Floriano Bodini restituisce il profilo di un artista che ha trasformato l'illustrazione in esperienza conoscitiva.
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Paul Scharff (1935-2015), illustratore e grafico olandese che ha scelto la Valcuvia come suo habitat creativo, ha costruito un'opera che abita lo spazio incerto tra ciò che esiste e ciò che potrebbe esistere. La retrospettiva "Il mondo dell'essere immaginato" offre l'occasione di riconoscere questa ricerca complessa, difficile da incasellare in categorie univoche.
Creature tra la zoologia e l’invenzione
La mostra ripercorre il progetto più emblematico di Scharff attraverso un accostamento di visioni apparentemente distanti: le litografie dedicate al Manuale di zoologia fantastica di Jorge Luis Borges si dispongono insieme alle interpretazioni tratte dal Bestiario leonardiano. Sebbene questi universi appartengono a epoche diverse della cultura letteraria, entrambi interrogano il confine mobile tra l’osservazione diretta della natura e la capacità creativa di immaginarla altrimenti. Le creature che emergono dalle matrici litografiche di Scharff muovono questo territorio intermedio «con ironia e leggerezza, senza mai rinunciare alla precisione del segno». L’artista non abbandona il rigore tecnico neppure quando il soggetto è pura invenzione.
Il mestiere come lingua universale
Al di là dei progetti più letterari, l’esposizione allarga lo sguardo su una pratica vastissima: loghi e manifesti, copertine editoriali, vignette umoristiche, albi illustrati. Collaborazioni con editori di rilievo come Mondadori, Fabbri e altri hanno costituito il terreno in cui Scharff ha sviluppato una fluidità tra generi. In questa varietà di incarichi emerge il profilo di un creativo che ha visto nel disegno lo strumento principale attraverso il quale relazionarsi con il mondo e comunicare, fin dalle prime manifestazioni dell’infanzia.
Lo studio come cuore invisibile
La sezione fotografica di Angelo Gargaglione, nata da una lunga amicizia, introduce una dimensione più intima: Scharff assorto nella lettura, impegnato negli scacchi, ma soprattutto al lavoro nella propria officina. Un video documentario accompagna il visitatore attraverso i passaggi tecnici della stampa litografica, trasformando strumenti e gesti in elementi narrativi. È in questo spazio del fare, dove il lavoro si compie, che la mostra trova il suo nucleo autentico: non il prodotto concluso, ma l’atto generativo che lo precede.