Acqua e memoria nei dipinti di Celia Paul a Roma
Una mostra site specific trasforma una chiesa storica in luogo di dialogo tra spiritualità e creazione contemporanea.
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La pittrice britannica Celia Paul porta a Sant'Andrea de Scaphis le sue ricerche sulla natura e sul ritratto, trasformando lo spazio romano in una riflessione sulla maternità, l'arte e i flussi nascosti che attraversano il paesaggio urbano. Due grandi tele si confrontano con l'architettura della chiesa trasteverina, creando una conversazione tra passato e presente.
Il significato della rabdomanzia nell’opera di Paul
La rabdomanzia, l’antico metodo di localizzazione di sorgenti mediante un bastone biforcuto, offre a Paul una chiave interpretativa della sua ricerca pittorica. Come il rabdomante segue correnti invisibili, la pittrice traccia sulla tela il movimento dell’acqua in molteplici forme: quella tangibile del Tevere che scorre vicino alla galleria, quella simbolica della maternità e della nascita, infine quella che diventa materia visibile nei suoi dipinti. Questo approccio trasforma lo spazio espositivo in un luogo dove l’elemento liquido permea sia la realtà fisica che la dimensione spirituale della creazione artistica. La mostra rimane visitabile fino a febbraio 2026.
Una chiesa con radici fluviali
Sant’Andrea de Scaphis, fondata nel nono secolo nel rione Trastevere, conserva nella propria storia un legame profondo con le acque: dedicata al patrono dei pescatori, il nome stesso richiama le piccole imbarcazioni che risalivano il fiume. Sconsacrata nel 1942, l’edificio è stato ricuperato a partire dal 2015 come spazio per l’arte contemporanea. Paul racconta di aver percepito alla sua prima visita una corrente «magnetica» attraversare l’interno: «come se mi trovassi nel percorso magnetico di una misteriosa corrente liquida». Questa sensazione di vitalità ha guidato la scelta dei soggetti e la loro disposizione rispetto alle pareti.
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Specchio e rinascita nei dipinti
The Sea and The Mirror presenta Paul di spalle davanti a uno specchio dello studio londinese, su cui si riflette la propria figura. Il titolo riprende il celebre rifacimento di Auden della Tempesta shakespeariana. L’opera contamina il ritratto dell’artista con presenze di pescatori del passato, i loro indumenti sporchi di fango si sovrappongono ai tubetti di colore caduti sul pavimento. La pennellata dissolve i contorni fino a renderli un tutt’uno con il paesaggio circostante. Paul dichiara: «Non ho alcuna intenzione di rinunciare alla mia arte, ma è la scelta che conta, la possibilità di essere liberata». L’opera diventa così riflessione sulla libertà creativa e sulla possibilità di trasformazione che lo specchio simboleggia.
Origine e maternità universale
The Source of the Tiber affronta il tema della nascita attraverso un’immagine ambigua che nasce dall’osservazione del monumento fascista alla sorgente del fiume. Paul associa la forma della pietra scolpita all’Origine del Mondo di Courbet, vedendo «le linee incise» come «gambe di una donna nel parto». Il dipinto diventa dunque celebrazione della maternità universale, eppure profondamente personale: l’artista lo ha realizzato su tela ricevuta in dono da Lucian Freud e mai utilizzata prima, legando così la creazione al figlio avuto dal pittore britannico. Due livelli di significato coesistono senza conflitto.