Alfredo Volpi, il modernista brasiliano che tornò alle radici toscane
La prima retrospettiva italiana di un maestro che trasformò la periferia urbana in geometria pura
Pubblicità
Il Centro Pecci di Prato ha ospitato la prima grande mostra dedicata in Italia a Alfredo Volpi, pittore nato a Lucca ma emigrato in Brasile alla fine dell'Ottocento. L'esposizione, che riunisce oltre settanta opere dall'inizio della sua carriera fino agli anni Settanta, rappresenta il riconoscimento di una figura centrale nell'arte moderna brasiliana, fino a oggi poco visibile nel contesto italiano.
Un artista fra due continenti
Volpi incarna una storia di migrazione e ricerca artistica che lega l’Italia al Brasile. Partito dalla Toscana nel 1898 con la sua famiglia, quando milioni di connazionali stavano attraversando l’Atlantico, il pittore si stabilì a São Paulo proprio nel momento in cui quella metropoli stava trasformandosi radicalmente. La decisione di organizzare questa retrospettiva nel 2024, a 150 anni dall’inizio della grande emigrazione italiana verso il Brasile, non è casuale: riconnette il maestro alle origini geografiche e culturali che aveva dovuto abbandonare.
Una formazione libera fra tradizione e modernità
Formatosi come autodidatta, Volpi iniziò negli anni Dieci come decoratore, lavoro che mantenne fino ai Trenta pur dipingendo tele personali. I suoi quadri iniziali catturavano la vita nelle zone periferiche di São Paulo, ritraendo paesaggi e scorci urbani con uno sguardo attento alla realtà popolare circostante. Pur privo di studi formali, assimilò consapevolmente le ricerche del Novecento italiano e internazionale: le composizioni di Carrà e Morandi, la coloristica di Matisse, l’architettura spaziale di Cézanne guidarono la sua evoluzione.
Pubblicità
La geometria della memoria
A partire dagli anni Quaranta, Volpi sviluppò la tecnica della tempera, trasformando ogni pennellata in elemento strutturale visibile. Cruciale fu il viaggio in Italia del 1950: la scoperta della pittura medievale toscana – Margaritone, Giotto, Uccello – lo orientò verso soluzioni spaziali cristalline e sospese. Durante la fase concreta della fine degli anni Cinquanta, le vedute urbane si tramutarono in geometrie pure. Tra gli anni Sessanta e Settanta, le famose bandierine – stendardi festivi dei quartieri popolari brasiliani – divennero il soggetto ideale per infinite variazioni cromatiche, sintesi personale fra eredità, contemporaneità e motivi della tradizione popolare.
Un rilancio istituzionale
La mostra segna l’apertura di un nuovo ciclo per il Centro Pecci, con una programmazione imperniata sul territorio toscano e sui linguaggi contemporanei. Pur nella condizione di una chiusura temporanea della sede fisica, l’istituzione ha intensificato progetti digitali per mantenere il dialogo con il pubblico.
Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
Pubblicità