L’astrazione senza gabbie. Come la geometria rigida lasciò spazio all’organico
Nel 1966 una mostra newyorchese sfidò il minimalismo con forme morbide e irrazionali
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Mentre il minimalismo consolidava il suo dominio sulle istituzioni artistiche americane, un movimento parallelo emergeva nella stessa città e nello stesso anno per contestarne i fondamenti. L'astrazione eccentrica rappresentò una frattura estetica e concettuale che riabilitò l'imperfetto e l'istintivo proprio dove regnava l'ordine rigoroso.
Due visioni in contrasto
Nel 1966 a New York accadde qualcosa di significativo. La medesima stagione che vide consacrarsi il minimalismo attraverso una grande mostra al Jewish Museum ospitò un’alternativa radicale presso la Fischbach Gallery. Mentre la prima corrente celebrava la serialità fredda e la spersonalizzazione, l’astrazione eccentrica proponeva un’esperienza radicalmente diversa: una non figuratività che però recuperava la morbidezza e l’imperfezione del naturale, opposto frontale al purismo geometrico.
I principi di una reazione
Dove il minimalismo imponeva rigore quasi militaresco, l’astrazione eccentrica accoglieva l’incongruo e l’incoerente. Mentre il primo movimento aspirava all’asessualità della forma depurata, il secondo liberava l’energia pulsionale e il desiderio dentro l’opera. Questa differenza non era puramente formale: rappresentava due concezioni opposte di cosa l’arte dovesse esprimere. Eva Hesse, tra le figure emblematiche di questa tendenza, creò sequenze che arrivavano quasi a parodiare le sequenze impeccabili di artisti minimalisti come Donald Judd: le sue forme instabili e i suoi materiali poveri costituivano un’ironia nei confronti della perfezione perseguita.
Le donne al centro
Un aspetto rilevante di questa mostra curatoriale risiedeva nel protagonismo di artiste donne come Louise Bourgeois ed Eva Hesse, la cui presenza in primo piano rimarcava una diversa sensibilità creativa. La loro opera introduceva nell’astrazione contemporanea dimensioni di corporalità e soggettività che il minimalismo tendeva a escludere sistematicamente dal suo vocabolario.