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lunedì 12 Ottobre 2026
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Arte

Quando il museo dialoga con il paesaggio: la nuova Fondation Beyeler

Peter Zumthor trasforma l'istituzione svizzera in un ecosistema culturale diffuso nel verde.

📰Rassegna stampa
Riehen - Fondation Beyeler
Foto di repertorio · Taxiarchos228 · FAL · Wikimedia Commons

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La Fondation Beyeler di Riehen si prepara a una metamorfosi radicale. Tre nuovi edifici distribuiti nel parco, oltre diecimila metri quadrati di giardino acquisiti, una collezione raddoppiata: il progetto rappresenta una riflessione profonda su cosa significhi oggi uno spazio dedicato all'arte e alla comunità.

Un’istituzione che riconsiderera se stessa

Dalla sua inaugurazione, il museo affrontava una crescita costante mai pienamente integrata nella struttura originaria. La raccolta è passata da centoottanta opere a circa quattrocento, mentre il flusso di visitatori è decuplicato, superando in un anno i duecentomila ingressi. Questi numeri rendevano evidente l’insufficienza della sede piano-progettata, ma hanno spinto anche a una domanda più ampia: quale forma avrebbe potuto assumere l’espansione senza compromettere l’identità dell’istituzione? La soluzione non è stata quella convenzionale di un unico volume costruito, bensì un approccio dispersivo e frammentato.

La scelta della molteplicità

Zumthor ha optato per distribuire le funzioni in tre edifici indipendenti, mantenendo vivi gli alberi secolari del sito—una condizione irrinunciabile della municipalità locale—e lasciando intatta la preminenza estetica e simbolica dell’opera di Piano. Il principale, il Wyss Museum, introduce millecinquecento metri quadrati di gallerie su tre livelli, con una pianta a Y che rispetta la collocazione di un ginkgo biloba, una sequoia e platani storici. Le ampie vetrate trasformano il giardino in elemento narrativo permanente delle sale. L’Ammann Pavilion, in vetro e rovere, ospita duecento cinquanta posti per musica e incontri, diventando spazio civico negli interstizi della programmazione. L’Erlen Torhaus accoglie le funzioni amministrative e tecniche, collegato al museo tramite un passaggio sotterraneo.

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Lo spazio pubblico come esperienza composita

La vera trasformazione investe la natura dell’accesso e della permanenza. Il parco è fruibile gratuitamente, senza obbligo di ingresso alle esposizioni. Un’ex serra ospita una raccolta di oltre duemila vinili in un ambiente dedicato all’ascolto, mentre gli Ammann Atelier propongono laboratori e attività didattiche. Uno spazio indipendente, il Folly, rimane disponibile per sperimentazioni artistiche. Questa stratificazione funzionale disarticola il percorso lineare tradizionale: il visitatore compone ogni volta un’esperienza singolare, combinando mostra, passeggiata, concerto, workshop secondo desiderio personale.

Il paesaggio come galleria diffusa

L’acquisizione dell’Erlengarten ha quasi raddoppiato l’area verde. Questo giardino, progettato nel diciannovesimo secolo da Jean-François Caillat, conserva caratteri storici: alberi antichi, prati, zone selvagge, specchi d’acqua. Sculture di Calder, Holzer, Kelly, Bourgeois, Huyghe e altri artisti sono disseminate senza creare una cesura tra museo e natura. La Maman di Bourgeois acquista rilievo particolare in vista di una retrospettiva dedicata all’artista. L’Exomind di Huyghe presenta una figura con testa-alveare abitata da api stagionali, trasformando la scultura in ecosistema vivente. Installazioni legate a nebbia e acqua, incluso un intervento permanente di Nakaya, arricchiscono ulteriormente il dispositivo.

L’esordio curatoriale

La mostra inaugurale, Constellations, unisce i tre nuclei dello spazio attraverso corrispondenze visive e concettuali tra epoche e artisti. Le Ninfee di Monet dialogano al piano terra con Horn, Nkanga, Tillmans e Huyghe, declinando la natura attraverso contemplazione e trasformazione. Il livello successivo introduce la figura umana tramite Ernst, Magritte, Miró e Picasso. L’ultimo piano, con luce diffusa, raccoglie astrazioni di Martin, Twombly, Newman, Marden e la scultura di Brancusi. Il percorso prosegue nella sede originale con maestri della collezione, secondo un calendario di riallestimenti stagionali che trasforma la permanente in organismo vivente.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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