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lunedì 12 Ottobre 2026
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Arte

«Rabbit Inhabits the Moon»: Nam June Paik al Museo d’arti orientali di Torino

Dal mito buddista del coniglio sulla luna a un televisore Sony: la mostra, visibile fino al 23 marzo 2025, mette in dialogo antico e contemporaneo

🗂️Dall’archivio
«Rabbit Inhabits the Moon»: Nam June Paik al Museo d’arti orientali di Torino
Foto di repertorio · 김언호 · Public domain · Wikimedia Commons

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Il Mao di Torino dedica una mostra a Nam June Paik (Seul 1932 - Miami 2006), visibile fino al 23 marzo 2025. Il titolo, «Rabbit Inhabits the Moon», richiama la leggenda per cui in gran parte dell'Asia sulla luna si vede un coniglio.

Secondo il racconto buddista, quattro animali amici decisero di procurare il cibo a un povero mendicante. Il coniglio, incapace di trovare altro che erba, si gettò nel fuoco offrendo il proprio corpo; per volere di una divinità il suo spirito è rimasto visibile sulla luna.

Un mito sovvertito

Nell’opera che dà il nome alla mostra, un’installazione del 1996, un coniglio di legno con occhi neri sta in piedi sulle zampe posteriori e guarda con nostalgia quella che era la sua casa: la luna è però finzione, un’immagine ferma e quasi accecante che viene dallo schermo di un vecchio televisore Sony. È il punto di partenza di un dialogo tra antico e contemporaneo, in un percorso senza cronologie fisse.

Un artista nomade

Nel percorso, scrive ATP Diary, elementi della cultura asiatica si fondono con la società capitalistica e dei mass media dell’Europa e degli Stati Uniti degli anni Sessanta e Settanta: un nomadismo linguistico frutto di una vita di spostamenti. Nel 1950 Paik fu costretto a lasciare la Corea a causa della guerra e raggiunse il Giappone, poi la Germania e gli Stati Uniti. Una delle prime sale lo consacra pioniere della videoarte, con quattro monitor disposti in cerchio che trasmettono video realizzati fra il 1966 e il 1986: riprese con la Sony Portapak, la prima videocamera portatile in commercio, frammenti di trasmissioni televisive e documentari, con un lavoro sul suono fedele alla sua formazione di compositore.

Cosa sappiamo

- Visibile fino al 23 marzo 2025.
- L'opera che dà il titolo è del 1996.

Cosa non sappiamo

- Il resto delle opere esposte: non sono nell'estratto consultato.

Cosa succede ora

La mostra si chiude il 23 marzo.

Sintesi della redazione di Tribune Italia sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

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